Essere ciò che vuoi? Solo se puoi.

Progettazione professionale e nuove generazioni: come l’illusione della libertà può bloccare le scelte.

“Puoi diventare ciò che vuoi” è il mantra che accompagna la crescita di molti giovani.
Ma è davvero così?
Dietro questa promessa si nascondono pressioni sociali e vincoli concreti che rendono difficile scegliere davvero.
Comprendere cosa significa autodeterminarsi può fare la differenza tra subire il futuro e costruirlo consapevolmente.

L’illusione della scelta: una nuova forma di pressione
Questa narrazione che caratterizza la contemporaneità suggerisce che tutto sia possibile: ogni strada, ogni carriera, ogni stile di vita. Ma ciò, anziché liberare, rischia di paralizzare. I giovani si muovono in un contesto dove le opzioni sono teoricamente infinite ma nella pratica risultano invece vincolate da fattori economici, sociali e familiari. Il messaggio “puoi essere ciò che vuoi” diventa allora un boomerang: se non ci riesci, la colpa è tua.
Questa prospettiva può generare un profondo senso di inadeguatezza e isolamento nel gestire il proprio futuro. La libertà di scelta, priva di strumenti per esercitarla, si trasforma in un carico di aspettative irrealistiche e schiaccianti.

Cosa ci aiuta davvero a scegliere
Per navigare questa complessità e superare l’illusione della scelta, la Teoria dell’Autodeterminazione (Deci e Ryan, 1985) ci offre una bussola preziosa, aiutandoci a
ridefinire cosa significa una scelta realmente libera. Non basta l’assenza di vincoli esterni, servono tre condizioni psicologiche fondamentali: autonomia, competenza e relazione. L’autonomia non è indipendenza ma possibilità di agire secondo valori autentici. La competenza si costruisce con esperienze significative e di riflessione condivisa. La relazione è quella rete di connessioni che sostiene e orienta.

Superare il blocco delle scelte
Nell’ambito formativo e aziendale è possibile progettare percorsi che aiutino concretamente i giovani a decodificare le pressioni sociali e a distinguere i desideri
autentici da quelli indotti. Laboratori esperienziali, spazi di mentoring e coaching, strumenti di riflessione guidata e accompagnamento professionale sono strategie
efficaci per sviluppare consapevolezza, rafforzare il senso di efficacia personale e creare reti autentiche di confronto. Non si tratta solo di orientare verso una meta predefinita ma di restituire dignità e forza al processo di scelta in sé.

Conclusione
La libertà di diventare ciò che si vuole non è quindi un punto di partenza (dato ormai per scontato) ma un obiettivo ambizioso da costruire giorno dopo giorno, secondo un proprio fondamento valoriale. Serve consapevolezza delle proprie spinte interne, un supporto adeguato dall’esterno e contesti che siano in grado di nutrire attivamente i bisogni psicologici fondamentali di autonomia, competenza e relazione. Le nuove generazioni non vanno solo ascoltate nelle loro aspirazioni ma accompagnate con strumenti concreti nel distinguere le scelte che risuonano con la loro autenticità da quelle che sono semplicemente imposte dalle aspettative esterne o dal rumore di fondo della società.

Articolo di: Nicola Furlanis 

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